Da: Il Piccolo, giovedi 25 novembre 1999
Occh.: ANNIVERSARIO Il 25 novembre di 90 anni fa un giovane goriziano
riusci' a librarsi sulla Campagnuzza con un velivolo
Tit.: Edi Rusjan, il pilota che volo' tra le braccia della
Morte
somm.: Il 9 gennaio 1911 si schianto' con un biplano ai piedi
della fortezza di Kalemegdan, a Belgrado
ANNIVERSARIO
Il 25 novembre di 90 anni fa un giovane goriziano riusci' a librarsi
sulla Campagnuzza con un velivolo - Edi Rusjan, il pilota che volo'
tra le braccia della morte - Il 9 gennaio 1911 si schianto' con un biplano
ai piedi della fortezza di Kalemegdan, a Belgrado.
Quando venne l'eta' del volo furono molti a provarci, e quasi contemporaneamente.
E sembra davvero che per imparare a volare bisognasse essere in due.
Magario fratelli, come gli americani Wright, Orville e Wilbur. O come
I goriziani Rusjan, Edi e Pepi. I Wright, primi al mondo, ci riescono
il 17 dicembre del 1903, i fratelli Rusjan, che erano piu' giovani,
il 25 novembre di sei anni dopo, nel 1909, sui prati del campo sportivo
militare della Campagnuzza, contea di Gorizia, Impero austroungarico.
Accomuna tutti l'amore per la bicicletta. I Wright hanno un negozio
di biciclette a Dayton, Ohio, i Rusjan sono membri di societa' sportive
e partecipano a numerose gare ciclistiche. E poi c'e' la fantasia che
sostiene i sogni e aiuta a inventare l'impossibile. Lo scrittore John
Dos Passos ricorda "questa mania del volo" dei fratelli Wright, "cosicche'
non s'erano mossi invece di spostarsi come facevano gli altri, e bighenollavano
tutto il giorno per la casa, guadagnandosi la vita con lavorucci e riparazioni
di biciclette, vegliando la notte a legger libri d'aerodinamica". Parole
che si potrebbero ripetere per Rusjan.
Edvard Rusjan nasce il 6 giugno 1886 a Trieste, dove il padre, sloveno
goriziano, s'era trasferito per lavoro. La madre e' una friulana di
Medea. Al ritorno a Gorizia il capo della numerosa famiglia impianta
un piccolo laboratorio per la costruzione di botti. Edi Rusjan si dedica
anche allo sport, al ciclismo, questa specie di simbolo d'entrata nel
nuovo secolo. La passione per l'aeronautica nasce in lui nel 1905, con
letture e studi, inseguendo informazioni e curiosita'. Nel 1908, approfittando
della falegnameria di famiglia, costruisce un aliante, con stecche di
bambu' e cartone. Si rende conto che con un motore potrebbe fare di
piu'. L'8 e 9 settembre partecipa a una riunione di pionieri del volo
a Montichiari, vicino a Brescia. Li' acquista un motore di fabbricazione
francese, un Anzani, lo stesso con cui Bleriot aveva scavalcato la Manica
quattro mesi prima. Sara' il motore dei sette velivoli fatti in casa.
Il 1909 e' un anno importante nella storia dell'aviazione: si afferma
la possibilita' pratica del volo, premi e gare ne promuovono la sperimentazione.
Dopo l'impresa dei fratelli Wright, che per primi avevano risolto il
problema dell'equilibrio laterale e longitudinale del velivolo, comincia
la corsa ai record di durezza e di durata. Lo stesso Wilbur Wright e'
in Europa e fa da missionario al nuovo verbo aviatorio. Nell'aprile
del 1909 istituisce a Roma, a Centocelle, una scuola di volo che l'anno
successivo diventa scuola militare e che nel 1911 viene trasferita a
Aviano. In questo clima febbrile si insinua la sperimentazione dei fratelli
Rusjan. Li loro "Eda 1", un biplano lungo 12 metri e con 8 metri d'apertura
alare, vola per la prima volta il 25 novembre 1909: compie un balzo
di 60 metri, a un'altezza costante di due metri, sui prati della Campagnuzza.
Sembrerebbe poca cosa, di fronte ai risultati gia' raggiunti negli Usa
e in Francia, ma I fratelli Rusjan, che sono contemporaneamente progettisti,
costruttori e piloti, non hanno accesso ai brevetti dei Wright ne' dispongono
delle risorse finanziarie di Bleriot. Quattro giorni dopo, in una seconda
serie di prove, vengono raggiunti i 12 metri d'altezza. Lo stesso giorno
snche lo stiriano Bruno Ettrich effetua il suo primo volo. I fratelli
Rusjan si gettano in una frenetica attivita'. Nei primi sei mesi del
1910 costruiscono, aiutati da tutta la famiglia, altri sei velivoli.
Trasferiscono il loro laboratorio dal cortile di casa ad un capannone
di Merna, piu' vicino ai prati che utilizzano per le prove e per le
esibizioni pubbliche e su cui un paio d'anni dopo trovera' spazio l'aeroporto
di Gorizia. La passione per il volo rientra in un clima generale d'ottimismo,
di fiducia nel progresso. Il vecchio mondo e' destinato a scomparire
e la tecnica sara' lo strumento del rinnovamento sociale. 1l 12 gennaio
del 1910 Marinetti da' scandalo al Politeama Rossetti, innegiando al
futuro mondo della tecnica e delle macchine. In questo magma confuso
ma entusiasta si inserisce l'opera dei fratelli Rusjan. La passione
aviatoria presenta sfaccettature diverse. E' si' competizione sportiva
ma e' parte del piu' generale processo di risarcimento collettivo. E'
la comunione col moderno ma e' anche ricerca di soluzioni esistenziali.
Che non tardano a venire.
Nell'agosto del 1910, un industriale di Zagabria, Mihajlo Mercep, propone
ai Rusjan di mettersi in societa'. Con il settembre del 1910 I due fratelli
Rusjan iniziano a Zagabria la costruzione di aerei da mettere in vendita
sul mercato. Il prototipo, non piu' fatto di tela e cartone, e' pronto
a meta' novembre. Decolla in 28 metri ed e' gia' un record. Viene organizzato
un giro propagandistico in tutta la penisola balcanica. L' 8 gennaio
del 1911 e' prevista l'esibizione a Belgrado; viene sospesa per il forte
vento di tramontana. Il giorno dopo le condizioni climatiche sono identiche
ma Edi Rusjan non vuole deludere la folla convenuta e si esibisce sinche'
un colpo di vento spezza un'ala del velivolo, che precipita ai piedi
della fortezza di Kalemegdan, alla confluenza della Sava con il Danubio.
La vicenda crea forte emozione e I funerali di Edvard Rusjan, sull'onda
alta del panslavismo, si trasformano in una grande manifestazione politica.
Edvard Rusjan e' stato ricordato un mese fa con una imponente azione
scenica, >, ideata da Matjaz
Berger e svoltasi sopra e sotto il ponte di Solcano. Musiche e poesie,
testi di Marinetti, di Kosovel, di Jacques Derrida hanno fatto da sfondo
sonoro all'esibizione di aerei, di acrobati e di mimi per un intrigante
complesso addio al secolo della tecnologia. Un secolo che ha conosciuto
di tutto, <lo
starnuto violento delle bombe e il gemito e frastuono degli shrapnel>,
come scrive Dos Passos. Ma neppure "l'imbratto amaro dell'inchiostro
o il soffoco delle cortine di fumo puo' cancellare il ricordo di quel
freddo mese quando due intrizziti meccanici di Dayton, Ohio, la prima
volta sentirono il loro ordigno fatto a mano, tagliato in rami di hickory,
incollato con pasta da biciclette Arnstein, rivestito di mussolina cucita
alla macchina dalla sorella nel loro cortile di Hawthorn Steet a Dayton,
Ohio, librarsi nell'aria sopra le dune e la spiaggia bianca di Kitty
Hawk".
GORIZIA
Il 25 novemre di novant'anni fa, a Gorizia, sui prati della Campagnuzza,
un giovane ventiquattrenne, Edi Rusjan, per primo in tutto l'Impero
asburgico, riesce a staccare dal suolo un tozzo velivolo costruito in
casa, con strutture portanti in bambu' e dotato di un motore a scoppio
di 25 cavalli: percorre una sessantina di metri a un'altezza costante
che sfiora i due metri dal suolo con una velocita' che sfiora I 60 chilometri
orari. Poca cosa, sembra, ma la regolarita' del volo conferma la bonta'
delle scelte fatte. Quattro giorni dopo, una seconda serie di prova
alla presenza di ufficiali dell'esercito: il biplano "Eda 1" raggiunge
l'altezza di 12 metri e si sostiene per un balzo di mezzo chilometro.
E' solo l'inizio dell'attivita' aviatoria dei fratelli Rustjan, Edi,
progettista e pilota e Pepi, costruttore. Dopo il primo costruiranno
altri sei velivoli; utilizzando ogni volta lo stesso motore sin quando
nell'agosto del 1910, in una gara a biciclette, un industriale zagabrese
disponibile a investire su un aereo dotato di maggior potenza. Nel dicembre
dello stesso anno il velivolo e' pronto: esibizione a Zagabria e poi,
il 9 gennaio del 1911, a Belgrado.
Le condizioni meteorologiche sono proibitive, ma Edi Rusjan decide che
non si puo' deludere l'attesa del folto pubblico e delle autorita'.
Si alza in volo, si esibisce in numerosi passaggi sulla folla e ne sollecita
l'entusiasmo sinche' un colpo di vento spezza un'ala del velivolo, che
precipita travolgendo il pilota. Il fratello Pepi, che non aveva mai
voluto volare, emigra in Argentina due anni dopo. Per lui il secolo
delle tecnologie s'era gia' concluso. Sandro Scandolara
Da: Il Piccolo, giovedi' 25 novembre 1999
Occh.: Novant'anni fa il goriziano Edi Rusjan decollo' dal prato
della Campagnuzza
Tit.: E la "Trapola de carta" volo'
Somm.: La citta' non ricorda come dovrebbe quel formidabile evento
"Te gavemo manda` la trapola de carta", scrive Edi Rusjan a un amico
su una cartolina che riproduce il suo primo aereo, quello che il 25
novembre di novant'anni fa, per primo nell'impero asburgico, riusci'
a sollevarsi da terra sui prati della Campagnuzza. "Trapola de carta"
e' proprio quel primo aereo, fatto di bambu' e di cartone, progettato
dallo stesso Edi, confezionato nelle parti meccaniche dal fratello Pepi
e ricoperto della tela cucita dalla sorella Gigia. Ma e' davvero possibile
che un paio di ragazzi appassionati di aerodinamica realizzino un velivolo
in casa, senza poter utilizzare I brevetti di coloro che li avevano
preceduti, sebza disporre di investimenti finanziari? Le cronache, non
la logica, dicono che si'. Del resto anche I fratelli Wright, I primi
a staccarsi dal suolo, avevano fatto tutto da se': "Non avevamo denaro
da spendere; erano meccanici manuali, quando occorreva qualche pezzo
se lo costruivano da se`", dice lo scrittore John Dos Passos dei fratelli
Wright e lo stesso si puo' dire dei fratelli Rusjan. Che aiutano il
padre nel piccolo laboratorio di bottaio in via Cappella 8 ma dedicano
ogni minuto libero a studiare il volo e a ricercare contatti con quanti
nutrono in Europa la medesima passione. I loro primi voli sono del novembre
1909. Che non e` un anno da niente, perche` segna il trapasso verso
il moderno: Bleriot attraversa la Manica in aereoplano, Geiger inventa
il suo detector, Diaghilev abbandona la tradizione e fonda "I Balletti
Russi", Benedetto Croce pubblica le sue due opere fondamentali, Marinetti
pubblica il manifesto del futurismo, Schoenberg compone "Erwartung"
e Winsor McCay inizia le striscie del dinosauro Gertie. E nella periferica
Gorizia asburgica l'ottimismo del nuovo secolo spinge I fratelli Rusjan
a dedicarsi al progetto di costruire velivoli da vendersi sul mercato.
Perche` no? Il mondo sta cambiando ed e` proprio la tecnica a permettere
il passaggio a condizioni di vita diverse. Nel 1909 la citta` si dota
di tram elettrici. Il gas di citta` e` ormai entrato nell'uso quotidiano.
Il futuro e` luminoso.
L'opera dei fratelli Rusjan, nel laboratorio di casa in via Cappella,
poi nel capannone di Merna, e` molto breve, sette-otto mesi, prima del
trasferimento a Zagabria e del mortale incidente a Belgrado. Edvard
Rusjan oggi e` considerato un pioniere dell'aviazione. I suoi funerali
a Belgrado, nell'onda lunga del panslavismo, s'erano trasformati in
un evento politico. A Nova Gorica gli e` stato dedicato un monumento.
Un Dc9 delle linee jugoslave portava il suo nome. Gorizia invece non
ne conserva il ricordo.
I fratelli Rusjan, ancorche` giovanissimi, nella loro attivita` professionale
hanno trovato in citta` aiuto finanziario e collaborazione professionale,
a dimostrazione di una vivacita` civile oggi impensabile. A scorrere
questi antichi eventi sembra di scorgere una citta` mai conosciuta,
come se tutto si fosse svolto all'intrerno di infiniti giardini invisibili.
Gorizia ha tristemente amputato parti intere della propria storia, non
ha piu` memoria. Ma che memoria puo` avere di se` un citta` che dopo
sessant'anni ha ancora le strade intitolate alle terre da conquistare
in armi? Via Bellinzona e via Corsica, via Malta e via Nizza e via guerreggiando.
Sandro Scandalora